Come lavoro
Un approccio integrato, fondato sulla relazione
Sono psicologo, allievo della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia CIPA Meridionale, di orientamento junghiano. In questa pagina spiego cosa succede quando iniziamo a lavorare insieme.
Dal primo contatto all’ultimo incontro
Un primo colloquio
Mi dici in breve cosa ti spinge a cercare aiuto, e scopri il mio modo di lavorare. Decidiamo insieme se proseguire.
Un periodo di valutazione reciproca
I primi incontri servono a capire se questo modo di lavorare fa per te, e se io sono la persona giusta.
Colloqui regolari
Ogni colloquio dura 50–60 minuti, online, in italiano o in inglese.
Nessuna data di fine prestabilita
Il numero di incontri è aperto. Andiamo al ritmo che la tua vita richiede.
Preparare la conclusione
Quando uno di noi sente che è il momento di fermarsi, propongo di concordare alcuni incontri per preparare insieme la conclusione.

Cosa succede in un colloquio
Non c’è un programma fisso. Partiamo da ciò che senti quel giorno: un evento, un’emozione, un sogno, una frase che ti è rimasta dentro. Ascolto e faccio domande. Servono a fare spazio a qualcosa che forse non hai ancora potuto dire.
So bene che questi incontri possono risvegliare vergogna e dinamiche di potere. Lavoro per creare uno spazio sicuro, dove ciò che deve accadere possa accadere.
Tra un incontro e l’altro le cose spesso continuano a muoversi: un sogno, un ricordo, uno sguardo nuovo su una situazione. Puoi portare tutto la volta successiva.
Cosa significa un approccio integrato
Non applico lo stesso metodo a tutti. Attingo a più modelli, soprattutto umanistici e psicospirituali, e scelgo come lavorare in base a te e a ciò che scopriamo insieme.
Ciò che tiene tutto insieme è la relazione: come stiamo l’uno con l’altro durante i colloqui, e cosa facciamo insieme.
Un modo di lavorare relazionale
Credo che, con le giuste condizioni e il giusto sostegno, ognuno di noi senta di cosa ha bisogno e cosa sta cercando. Credo che tutto ciò che siamo e facciamo sia il meglio che possiamo fare, date le condizioni della nostra vita.
Non lavoro con un approccio cognitivo-comportamentale, e non credo in un modello che ci fa vergognare con l’idea che potremmo sempre fare di meglio. Quando riusciamo a essere davvero ciò che siamo, la vita può mostrarci nuove possibilità e nuovi modi di stare in relazione.

La formazione junghiana
Mi sto formando alla CIPA, scuola di orientamento junghiano, per diventare analista. Lo sguardo di Jung sulla psiche fa parte del mio lavoro: i sogni, i simboli, l’ombra, e le domande esistenziali che non hanno una risposta rapida.
Nei nostri colloqui guardiamo anche al futuro: non solo a ciò che è stato, ma a ciò che sta cercando di nascere in te. Diamo spazio a queste domande, perché spesso è lì che comincia qualcosa di nuovo.
Altre vie
I sogni e l’ombra
I sogni e le parti di noi che teniamo nascoste possono diventare parte del lavoro.
Immagini e movimento
Ho un forte legame con le arti, e approfondisco l’uso dell’arte e della danza nel lavoro psicologico. Quando le parole non bastano, altre forme di espressione possono aiutare.
Da soli o in coppia
Lavoro con singole persone e con coppie. Con le coppie guardo la relazione stessa come una terza presenza.
Domande su come lavoro
Cosa significa lavorare in modo relazionale?
Significa considerare la relazione tra noi come il cuore del lavoro. Ciò che accade tra noi diventa un luogo per capire, e cambiare, il modo in cui ti relazioni agli altri.
Che posto hanno le domande esistenziali?
Hanno un posto importante nel mio lavoro: il senso, il cambiamento, la perdita, la libertà, l’invecchiare.
Mi darai esercizi da fare a casa?
Il lavoro avviene soprattutto durante i colloqui, attraverso il dialogo e, a volte, attraverso i sogni, le immagini o il movimento.
Vuoi capire se questo modo di lavorare fa per te?
Un primo colloquio è il modo più semplice per capire se possiamo lavorare insieme.